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regia
Michael A. Goorjian
cast
Michael A. Goorjian, Hovik Keuchkerian, Nelli Uvarova, Narine Grigoryan, Mikhail Trukhin, Jean-Pierre Nshanian, Aram Karakhanyan
durata
115
nazione
Armenia
uscita
16 gennaio 2025
genere
Commedia,
distribuzione
Cineclub Internazionale
produzione
People of Ar
Film d'essai:
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altre info su
Amerikatsi, il film diretto da Michael A. Goorjian, si volge nel 1948 e vede protagonista Charlie (Michael A. Goorjian), un uomo di origine armena rifugiato da anni negli Stati Uniti per sfuggire al genocidio armeno. Quando decide di tornare nella sua terra natale, si scontra con la dura realtà del regime sovietico. Charlie viene arrestato per il semplice fatto o di aver indossato una cravatta. In pochi giorni, si ritrova in carcere e isolato, ma è proprio in quella condizione estrema che vive una straordinaria avventura umana. Dalla finestra della sua cella, può osservare l’appartamento di fronte e, come in una serie televisiva, si trova a scrutare le scene di vita quotidiana che si svolgono davanti al suo sguardo. Storie d’amore, piccole tragedie familiari, momenti di gioia e di dolore. Quella finestra diventa un portale attraverso il quale, Charlie riscopre la bellezza e la ricchezza della cultura armena, che mescola malinconia e speranza.
Impero Ottomano, 1915. Charlie è un bambino che è riuscito a sfuggire al genocidio armeno nascondendosi in un baule diretto negli Stati Uniti. Dopo oltre trent’anni, nel 1948, torna nel suo paese ma si deve scontrare con la dura realtà del comunismo sovietico sotto Stalin. Una notte viene arrestato dalle guardie sovietiche con diverse accuse come quella di essere una spia americana, venerare entità straniere, diffondere idee anticomuniste e di… indossare una cravatta. Si ritrova così rinchiuso in carcere, condannato ai lavori forzati, preso in giro dalle guardie e i militari che lo chiamano Charlie Chaplin e costretto al giorno del “Ponchik” dove viene picchiato periodicamente da un uomo enorme. Viene poi costretto all’isolamento per evitare di entrare in contatto con gli altri detenuti. Dalla finestra della sua cella però riesce a osservare quello che avviene nell’appartamento di fronte, nella famiglia di Tigran, l’uomo che lavora nella torre del penitenziario ma ha sempre sognato di fare il pittore. Da lì assiste ai momenti di dolore e di felicità di quella famiglia e ritrova la speranza per un futuro migliore. Parte dalla dedica al nonno all’inizio dei titoli di coda l’omaggio alle sue origini armene. Michael A. Goorjian è nato a San Francisco, ha vinto un Emmy nel 1994 per la miniserie David’s Mother, è famoso soprattutto in tv per Cinque in famiglia, è stato diretto da Barry Levinson in The Wizard of Lies con De Niro protagonista e come regista si è fatto conoscere soprattutto con Illusion del 2004 che aveva tra i protagonisti anche Kirk Douglas e Bryan Cranston. In Amerikatsi, che ha anche scritto e interpretato il ruolo del protagonista Charlie, disegna una fiaba amara, carica di violenza (anche fisica) ma anche sognante, dove la Storia è vista prevalentemente attraverso i suoi occhi. Gli altri personaggi appaiono rielaborati, trasfigurati attraverso il suo sguardo. Sono reali ma anche fantasmi. Fanno parte dei ricordi che lo hanno segnato per sempre (il sorriso della madre) ma si presentano anche come improvvise apparizioni (Sona, la mamma di un bambino che ha aiutato e che diventa una figura decisiva nella sua vicenda nell’Armenia sovietica). La visione soggettiva di Charlie viene potenziata soprattutto da quello che vede dalla finestra nell’appartamento difronte che è il cuore pulsante del film. Può essere interpretato come un evidente omaggio hitchcockiano (La finestra sul cortile) in cui Charlie diventa allo stesso tempo spettatore e regista. Come il fotoreporter Jeff la realtà può confondersi con l’immaginazione. Ma a differenza del protagonista interpretato da James Stewart, Charlie vive in prima persona quella vicenda. Vorrebbe cambiare i destini dei personaggi quando marito e moglie sono in crisi e il corso delle loro storie. Come Egoyan in Ararat – Il monte dell’arca riporta a galla il genocidio armeno da parte dei turchi nel 1915 ma il suo è essenzialmente un grido di libertà, autentico e selvaggio. Può accadere che la metafora possa essere troppo insistita (il volo della cicogna) e la deformazione grottesca dei personaggi un po’ troppo caricata. Ma Amerikatsi trova anche una sua magica leggerezza come, per esempio, nel balletto chapliniano di Charlie con le guardie verso la sua cella e un’intensità sentimentale crescente in tutta la parte finale.
Commento tratto da www.mymovies.it - Scheda pubblicata il 22 settembre 2025 .