In programma nei giorni:
gio 22 feb 2018 ore 21:00
Una donna fantastica
regia
Sebastian Lelio
cast
Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Aline Küppenheim, Amparo Noguera, Néstor Cantillana, Alejandro Goic, Sergio Hernánde
durata
104
nazione
Cile, Germania
uscita
19 ottobre 2017
distribuzione
Lucky Red
genere
Drammatico
Film d'essai:
Si
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Una donna fantastica vede protagonista la giovane Marina (Daniela Vega), cameriera e aspirante cantante che ha una relazione con Orlando (Francisco Reyes), più grande di lei di 20 anni. Dopo i festeggiamenti per il compleanno della ragazza, Orlando è colto da un malore e portato d’urgenza in ospedale. Al pronto soccorso l’uomo muore davanti allo sguardo impotente della compagna, che poco dopo si ritrova bersaglio delle indagini e dei subdoli sospetti dei familiari di Orlando. Ad alimentare il clima di diffidenza e pregiudizio nei confronti di Marina è la sua identità sessuale: la transessualità della donna è considerata infatti una perversione da parte della famiglia del defunto, la quale preferisce incanalare il dolore per la perdita in un’ostinata, innecessaria ostilità. Marina lotterà per il diritto di essere se stessa, una donna fantastica frutto di una lunga e dolorosa ricerca durata tutta la vita.

Orlando (Francisco Reyes), un imprenditore tessile, ha 57 anni e vive a Santiago del Cile. Separato da circa un anno, con un figlio ventenne e una figlia di sette anni, vive adesso un’intensa storia d’amore con Marina (Daniela Vega), una donna molto più giovane di lui. La sera in cui lei festeggia il suo compleanno e lui le promette un viaggio alle cascate di Iguazu, Orlando ha un malore: si sveglia nel bel mezzo della notte, cade dalle scale di casa e Marina, disperata corre in ospedale, dove l’uomo muore. La polizia apre una blanda indagine, ma solo perché la donna in realtà è un transgender. Per lo stesso motivo la famiglia vieta a Marina di presentarsi alle esequie.
Co-prodotto da Pablo Larrain, regista che da qualche anno sta raccontando la storia contemporanea del Cile e le sue attuali contraddizioni, Una donna fantastica, premiato a Berlino con l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura, è un film che affonda nel pregiudizio che ancora marginalizza come degenerati uomini (o donne) dall’identità sessuale incerta. Sebastian Lelio, che già aveva raccontato nel precedente Gloria un personaggio femminile “fuori norma” (una quasi sessantenne divorziata che vince la solitudine con incontri occasionali), affronta senza retorica un tema su cui è facile scivolare, calcolando il rischio di una rappresentazione stereotipata o troppo imparentata con il cinema di Almodovar. Invece il film è prima di tutto la cronaca di un lutto, di una storia d’amore spezzata improvvisamente e, successivamente, del dramma psicologico di Marina, costretta a tremende umiliazioni pur di affermare l’autenticità di una relazione che non aveva macchie di impurità o di depravazioni, così come sospettano polizia e famiglia. Come se l’identità di genere venisse prima dell’individuo (che poi è così nella maggior parte dei casi).
Il regista procede nei primi venti minuti con la messa a fuoco lineare di un rapporto che, se è leggermente fuori asse, lo è solo per la differenza di età che separa lui da lei. L’intensità amorosa viene espressa con un crescendo di promesse reciproche che passano dagli sguardi agli abbracci e dal regalo di un viaggio magico verso una delle sette meraviglie del mondo (le cascate Iguazu, la cui prorompente portata ipnotizza in apertura). Non c’è dubbio che sia vero amore, e questa certezza diventa essenziale per comprendere la determinazione di Marina/Daniel nel difendersi dalle accuse di aver vissuto un rapporto di prostituzione violenta (sospetta la poliziotta) o di convenienza (sospetta la famiglia). Lo svelamento dell’identità transgender arriva lentamente e, nonostante alcune asprezze caratteriali che rendono il personaggio ancora più vero, scatta un’identificazione che sfocia nell’empatia.

Commento tratto da www.cinequanon.it - Scheda pubblicata il 9 gennaio 2018 .