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regia
Park Chan-wook
cast
Byung-Hun Lee, Ye-Jin Son, Hee-soon Park, Sung-min Lee, Yeom Hye-ran, Seung-won Cha
durata
139
nazione
Corea del sud
uscita
1 gennaio 2026
genere
Commedia nera, Drammatico
distribuzione
Lucky Red
produzione
CJ ENM Co., CJ Entertainment, Moho Film
Film d'essai:
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altre info su
No Other Choice, il film diretto da Park Chan-wook, segue la storia di You Man-su (Lee Byung Hun), un esperto nella produzione di carta con alle spalle ben 25 anni di carriera. La sua vita sembra perfetta, ha un lavoro stabile, una casa accogliente, una moglie affettuosa, Miri (Son Yejin), e due figli che ama profondamente. È talmente appagato che può affermare, senza esitazioni, di avere tutto ciò che desidera. Ma questo apparente equilibrio si spezza all’improvviso. Un giorno, senza alcun preavviso, viene brutalmente licenziato. Colto di sorpresa, e inizialmente incredulo, Man-su promette a se stesso e alla sua famiglia che troverà presto un nuovo impiego. Comincia così un lungo e faticoso percorso fatto di colloqui falliti e lavoretti precari, tra cui un impiego in un piccolo negozio. I mesi passano, e la sicurezza che un tempo dava per scontata inizia a sgretolarsi. Rischia persino di perdere la casa, simbolo dei suoi sacrifici e della stabilità costruita con anni di impegno. In un gesto disperato, si presenta di persona alla Moon Paper, una delle aziende più importanti del settore, nella speranza di consegnare il suo curriculum. Ma invece di essere ascoltato, viene ignorato e umiliato dal caporeparto Choi Sun-chul (Park Hee Soon), che lo respinge senza troppi complimenti. Ferito nell’orgoglio ma non ancora sconfitto, Man-su prende una decisione radicale. Se nessuno è disposto a concedergli un posto, allora se lo creerà da solo perché la sua esperienza vale più di mille parole, e non ha intenzione di arrendersi.
Licenziato dopo 25 anni di esperienza, Man-su, specialista nella produzione della carta, vede messe a rischio la sua vita perfetta: la famiglia che ha creato con la moglie Miri, i due figli e i cani, la casa della sua infanzia che ha faticato tanto ad acquistare e su cui ancora pende il mutuo, la serra dove si prende cura delle sue amate piante. Deciso a trovare immediatamente un altro lavoro, si butta a fare colloqui, ma diversi mesi dopo la situazione non si è ancora sbloccata. Per Man-su, allora, la sola possibilità per ricominciare è crearsi da sé il posto vacante perfetto.
No Other Choice parte dalla famiglia: l’idillio di un marito e una moglie coi rispettivi figli, una giornata insieme, la sensazione di avere tutto. Immediatamente dopo passa al dramma: il licenziamento dell’uomo dall’azienda di produzione della carta dopo l’acquisto degli americani, la disoccupazione, la ricerca di un nuovo posto, un impiego umiliante, colloqui ancora più avvilenti, la paura di perdere quel tutto presentato all’inizio. Poi arriva la svolta narrativa (non diremo come Man-su si costruisce da sé la possibilità di essere chiamato per un colloquio, ma come in Cacciatore di teste la cosa ha che fare con la riduzione della concorrenza…), che porta con sé anche la commedia, la deriva grottesca e a tratti pure il pulp, che del resto prende il nome dalla polpa del legno usata per produrre carta scadente. La carta che invece produce Man-su è di prima qualità ed è frutto di anni di lavoro come operaio specializzato: proprio l’artigianalità del suo mestiere fa da contraltare all’apparente impotenza dei nuovi padroni di fronte all’inevitabilità delle loro scelte (“no other choice”…) e fornisce al personaggio l’esperienza necessaria a progettare un piano meticoloso. Park Chan-wook, che come sempre lavora per eccesso e non è certo in cerca di sfumature, costruisce in questo modo una trama scandita e al tempo stesso caotica, fatta di sovrapposizioni e ripetizioni, sospetti e tradimenti, omicidi voluti e involontari, incomprensioni e colpi di fortuna. La sceneggiatura scritta con Lee Kyoung-mi, Jahye Lee e Don McKellar (coautore di Il simpatizzante) dà peso anche ai personaggi della moglie e dei figli di Min-su e a quelli delle potenziali vittime dell’uomo (che sono una sorta di doppio o di specchio del protagonista, con ulteriore effetto di sovrabbondanza narrativa), così come la regia fa di tutto per essere elaborata, evidente, ingombrante, con la macchina da presa che cambia posizione a seconda del momento del racconto, l’oscurità che si oppone alla luce ribaltando i valori tradizionali, il ritmo esagitato che alterna commedia e noir, critica sociologica (più incisiva di quella di Parasite…) e, nel finale, un’ironia acida sul destino del mondo. Certo, come ogni altro film di Park Chan-wook anche No Other Choice è ipertrofico, iper-parlato e iper-costruito, e per questo rischia la saturazione, ma è innegabile che il regista usi il cinema come Man-su la carta: come un modo, cioè, per conoscere, raccontare, interpretare, anche cambiare il mondo.
Commento tratto da www.mymovies.it - Scheda pubblicata il 18 gennaio 2026 .