-
feb12gio
-
feb13ven
-
feb14sab
-
feb15dom
-
feb19gio
-
feb26gio
-
mar5gio
Cerca
regia
Stéphane Demoustier
cast
Claes Bang, Sidse Babett Knudsen, Xavier Dolan, Swann Arlaud, Michel Fau, Alessandro Bressanello, Olivia Hahn Reichstein, Pierre-François Grunenwald, Thomas Garcia, Micha Lescot, Jean des Forêts, Cédric Appietto, Viilbjørk Malling Agger, François Raison, Olivier Marguerit, Patrick Sobelman, Axelle Bossard, Cécile Ducrocq
durata
104
nazione
Francia
uscita
1 gennaio 2026
genere
Drammatico,
distribuzione
Movies Inspired
produzione
AGAT Films & Cie / Ex Nihilo, Zentropa Entertainments
Film d'essai:
--
altre info su
Lo Sconosciuto del Grande Arco, il film diretto da Stéphane Demoustier, si svolge nel 1983. Il presidente francese François Mitterrand (Michel Fau) indice un concorso internazionale di architettura per quello che sarebbe diventato il simbolo della sua presidenza: la Grande Arche de La Défense. L’opera deve sorgere lungo l’asse storico di Parigi, lo stesso che collega il Louvre all’Arco di Trionfo, proiettando la città verso il futuro. Con grande sorpresa, a vincere il concorso non è uno dei professionisti più celebri del momento, ma Otto von Spreckelsen (Claes Bang), un professore danese proveniente da Copenaghen, pressoché sconosciuto in Francia. A 53 anni, Spreckelsen si ritrova improvvisamente catapultato al timone di un progetto a dir poco titanico. Ma il lavoro dell’accademico danese deve presto confrontarsi con la dura realtà: ostacoli tecnici, complessità amministrative e le inevitabili pressioni politiche iniziano a metterlo a dura prova. Il progetto, che nelle sue intenzioni deve essere un’imponente “finestra sull’umanità”, rischia di essere vittima dei compromessi. La storia di Otto von Spreckelsen resta una delle più affascinanti testimonianze di come la forza visionaria possa scontrarsi, e talvolta fondersi, con la macchina dello Stato e le sfide della modernità.
Parigi, 1983. François Mitterrand, neoeletto Presidente della Repubblica, ha grandi progetti per la Francia e la sua capitale. Bandito un concorso internazionale di architettura per la costruzione della Défense, il primo quartiere di affari europeo, a vincerlo, contro ogni aspettativa, è Johann Otto von Spreckelsen, architetto danese, sconosciuto anche in patria. Mitterrand lo accoglie con entusiasmo e lo lancia sotto i riflettori con il lavoro più emblematico della sua presidenza. Creatore discreto e purista, che aveva realizzato fino a quel momento la sua casa e quattro chiese in Danimarca, l’inconnu concepisce un progetto rivoluzionario, esteticamente audace, un grande arco per tradurre l’ottimismo del potere pubblico dell’epoca. Ma il suo sogno architettonico deve fare i conti conla burocrazia francese, i bilanci, le elezioni legislative, le rivalità politiche. Determinato a non cedere di un millimetro, soprattutto sulla qualità dei materiali, finirà con un congedo. Il più triste.
Il suo quinto film adatta i fatti reali descritti nel libro di Laurence Cossé, “Le Grande Arche”, e ripercorre l’ascesa e la disillusione dell’architetto danese Johann Otto von Spreckelsen, vincitore inaspettato del concorso indetto nel 1983 per la costruzione della Défense. Alla testa di un cantiere faraonico, l’eroe di Demoustier assomiglia a una sorta di Don Chisciotte lanciato contro le complessità amministrative, i vincoli di bilancio, i giochi di potere politici, un nemico insidioso e invisibile che ridimensionerà progressivamente le sue ambizioni. Con densità narrativa e senso della commedia sociale, Stéphane Demoustier mette in scena uno shock culturale, lo scontro tra i metodi di lavoro danesi, improntati al rigore e alla trasparenza, e le pratiche francesi, marcate sovente dalla burocrazia e dai compromessi politici. I dialoghi, talvolta caustici, sottolineano le incomprensioni e le tensioni tra i protagonisti, riflettendo le sfide che von Spreckelsen deve affrontare per realizzare la sua visione artistica in un ambiente che gli è estraneo e in cui la consorte lo aiuta a orientarsi, come un faro in un mare di considerazioni logistiche e politiche. Al cuore del film c’è un oggetto architettonico da inventare che prosegue una certa ‘forma’ di tradizione della capitale francese (Torre Eiffel, l’OpéraGarnier, il Grand Palais, l’Arc de Triomphe…). Le grandi arterie haussmanniane chiudono su monumenti singoli ficcati al centro di vaste piazze, in cui l’architetto danese, ‘in asse’ con la prospettiva ‘trionfale’, immagina un cubo come un totem. Intorno danzano i cortigiani, Xavier Dolan su tutti, impeccabilmente viscido alla corte del Mitterrand vanaglorioso e rotondo di Michel Fau, che gioca a fare Lorenzo de’ Medici con un blocco di marmo in mano. Completano il cast Swann Arlaud e SidseBabett Knudsen, infondendo profondità emotiva alla narrazione e una dimensione umana alle questioni politiche in gioco. A Claes Bang l’arduo compito di incarnare von Spreckelsen, trampoliere placido e segreto cresciuto nella sana e robusta Danimarca. Con un’aria da Gary Cooper, infila una testardaggine tutta protestante, avanzando schivo e assorto dentro ai sandali e sulle lastre bagnate della Défense. Tra ideale artistico e principio di realtà, il suo architetto si vedrà costretto ad abbandonare il cantiere.
Commento tratto da www.mymovies.it - Scheda pubblicata il 18 gennaio 2026 .