Nessuna programmazione
Vivere alla grande
regia
Fabio Leli
cast
durata
159'
nazione
Italia
uscita
2015
distribuzione
genere
Dcoumentario
Film d'essai:
--
giudizio CNVF

Cosa saresti disposto a perdere per vincere?
L’Italia è sotto attacco. L’invasore non è uno Stato estero. Il nemico non ha un volto facilmente riconoscibile, ma la sua presenza è ormai talmente forte e radicata, che viene quasi considerato un alleato dal governo italiano. E’ il gioco d’azzardo legalizzato, una macchina perfetta che lavora a più livelli, e che nell’ultimo anno ha succhiato agli italiani 100 miliardi di euro.
Succhiati si, ma spontaneamente. Perché non è solo una questione di denaro. Sembra una tassa invisibile e volontaria, una tassa del popolo. L’invasione si sviluppa a livello economico, ma anche territoriale, politico, sociale, mediatico e culturale. E’ un circolo vizioso, che coinvolge tutti questi aspetti e li modifica per il fine massimo: il profitto. Ma un profitto di pochi, in contrasto alla sofferenza e alla povertà di molti, troppi. Perché indubbiamente l’unico modo certo e accurato di guadagnare con il gioco d’azzardo è solo uno: gestirlo. Ed è impossibile inoltre comprendere come l’invasione del gioco d’azzardo legale abbia trasformato e modificato la politica, la società, l’economia, la comunicazione di massa e la cultura, senza raccontare uno spaccato dell’Italia dell’ultimo ventennio.

Parlare di gioco d’azzardo nel 2014 potrebbe risultare “di moda”, dato che ultimamente si ascoltano voci giornalistiche gridare allo scandalo in tv. Ma il tema viene trattato allo stesso modo con cui i mass media trattano qualsiasi altro argomento, ovvero con distacco. Parlano di numeri, di quanto l’azzardo legale frutti allo Stato, o alle aziende che lo gestiscono, di quanti giocatori patologici si ammalano di “ludopatia” (un termine giornalistico che fa ribrezzo, perché l’aspetto ludico qui non c’entra proprio nulla) o magari facendo andare in tv l’incappucciato condannato davanti ad un muro, a raccontare quanti soldi ha buttato via, quando dietro magari si nascondono molto più che semplici cifre di denaro. Ma soprattutto dove erano quegli stessi giornalisti, quando già nel 2009 la crisi attanagliava la popolazione italiana, la quale iniziava già da allora a riversarsi in modo maniacale nelle tabaccherie?
Appoggiati a quei muri ho visto anziani, disoccupati, pensionate, ragazzini che sarebbero dovuti essere a scuola, insomma persone comuni che utilizzavano il loro tempo in questo modo. All’inizio non badavo tanto alla quantità di soldi che spendevano, quanto più all’enorme mole di tempo che impiegavano in quell’attività. Tempo rubato alle loro vite. Mi chiedevo se non avessero di meglio da fare, mi chiedevo chissà cosa avrebbero potuto realizzare nella loro vita, se solo avessero dedicato tutto quel tempo, quella passione, quegli sforzi in un’attività costruttiva e di comune utilità per la società. E di conseguenza quante altre persone avrebbero potuto beneficiare di quegli sforzi e di quel tempo invece malauguratamente buttato via a rincorrere un’ipotetica vincita di denaro.
Ho osservato queste persone per due anni, e ne trovavo sempre di più. Ma è nel 2011 che un episodio che ho ritenuto agghiacciante, e che ritengo tuttora tale, ha modificato completamente il mio modo di vedere il fenomeno dell’azzardo legale, lecito e quasi venerato.
La vigilia di Natale c’è il classico scambio di regali tra amici e parenti. In quell’anno e in quel Natale una signora, un’amica di famiglia, decise di regalare una busta misteriosa ad una ragazzina di 16 anni. La ragazzina aprì curiosa la sua busta e dentro ci trovò cinque Gratta & Vinci da 10 Euro, pronti per essere grattati assieme alla signora, la quale pregò la ragazzina di farlo subito, attraverso un determinato rito che la stessa perseguiva.
La tristezza di quel momento fu per me causa di mobilitazione. Scoprire cosa stava succedendo alla società italiana diventò un’urgenza che ormai vedevo, sentivo e vivevo troppo spesso e in troppe situazioni di vita sociale, che a stento poteva ormai essere definita tale.
Dopo tre anni di ricerche, discussioni, documentazioni, raccolta di materiali audio e video, chiacchierate (lo preferiamo al termine “interviste”) con medici, esperti del fenomeno, attivisti sul campo e giocatori patologici, siamo riusciti a costruire un punto di vista preciso, incisivo e soprattutto una visione globale del fenomeno.
Sentiamo che questa storia ha bisogno di essere raccontata perché proprio le persone che con l’azzardo legale hanno rovinato la propria vita, ce lo chiedono.
Hanno voglia di urlare, di testimoniare, di scoprire se la colpa è solo la loro o se magari qualcuno ha incentivato la loro tragedia personale. Ma soprattutto hanno voglia di aiutare chi magari potrebbe cadere nei loro stessi errori. E non vogliono farlo attraverso i numeri che sentiamo ai telegiornali, ma vogliono farlo raccontando le loro storie, perché i numeri si dimenticano in fretta, una storia che emoziona e tocca sentimenti comuni a ognuno di noi, resta più che impressa nella memoria collettiva.
Fabio Leli, regista

Commento tratto da www.vivereallagrandeilfilm.it - Scheda pubblicata il 6 novembre 2016 .