In programma nei giorni:
ven 15 dic 2023 ore 21:00
sab 16 dic 2023 ore 21:00
dom 17 dic 2023 ore 21:00
Cento Domeniche
regia
Antonio Albanese
cast
Antonio Albanese, Liliana Bottone, Bebo Storti, Sandra Ceccarelli, Maurizio Donadoni, Elio De Capitani, Donatella Bartoli, Giulia Lazzarini, Carlo Ponta
durata
94
nazione
Italia
uscita
23 novembre 2023
genere
Drammatico
distribuzione
Vision Distribution
produzione
Film d'essai:
--
giudizio CNVF
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Cento Domeniche, film diretto da Antonio Albanese, racconta la storia di Antonio (Albanese), che lavora come operaio in un cantiere nautico e conduce una vita per lo più tranquilla: trascorre il tempo libero a giocare a bocce con gli amici; si prende cura dell’anziana madre; ha una figlia, Emilia, che adora, avuta dalla sua ex moglie, con cui è in ottimi rapporti.
Un giorno Emilia comunica al padre l’intenzione di volersi sposare e Antonio ne è davvero felice, perché finalmente può coronare uno dei suoi sogni: regalare alla figlia il ricevimento che ha sempre desiderato, grazie ai risparmi messi da parte da una vita. Peccato che la banca in cui l’uomo è cliente sembri nascondere qualcosa; infatti, è difficile comunicare con i dipendenti, che improvvisamene risultano sfuggenti, e il direttore cambia in continuazione senza alcuna spiegazione.
Il sogno di Antonio di pagare le nozze di Emilia si rivelerà davvero una dura impresa e l’uomo capirà a sue spese che chi custodisce i nostri tesori non è detto che custodisca anche i nostri sogni…

Antonio Riva è un operaio specializzato in prepensionamento, che va ancora in fabbrica ad insegnare (gratis) il mestiere ai più giovani. Accudisce la madre affetta da demenza senile, è in buoni rapporti con la ex moglie e ha un’amante sposata che si vuole divertire. Quando la figlia Emilia annuncia il suo matrimonio Antonio è felice di provvedere ai costi della cerimonia, perché quello di portare la sua bambina all’altare è sempre stato il suo sogno, e il gioco preferito di entrambi. Così si reca in banca per prelevare dal conto su cui ha messo tutto ciò che ha, ma il direttore gli consiglia invece di fare un prestito con una finanziaria e non disfare le sue azioni, che stanno “viaggiando”. Ma Antonio non possiede azioni, o meglio, non si è reso conto di aver tramutato le sue obbligazioni sicure in azioni a rischio, passando da risparmiatore ad azionista su consiglio di quella banca dove gli impiegati erano di famiglia, e che aveva sostenuto lo sviluppo dell’intero paesino sul lago di Lecco dove è nato e cresciuto. Quella banca, poi, mica può fallire, perché se fallisse “andrebbero a gambe all’aria tutti quanti”.
Il suo intento qui è raccontare un’Italia perbene in via di sparizione, preda delle spietate logiche del mercato e della spregiudicatezza degli istituti bancari, che fanno ruotare il personale nelle filiali locali affinché nessuno possa costruire un rapporto di fiducia con il cliente.
Ed è proprio di fiducia che Cento domeniche parla: quella con cui Antonio mette in mano il suo futuro a persone che dovrebbero tutelare i suoi interessi, e non solo i propri. Perché le brave persone come lui appartengono ad un mondo antico in cui la solidarietà e l’aiuto reciproco erano moneta corrente, e la parola data era oro.
Nella prima parte del film quel mondo sembra ancora vivo: compagni della bocciofila, colleghi affettuosi, persino un datore di lavoro bonario che gli lascia in gestione un orto e un pollaio (dopo però averlo prepensionato per suo comodo). Ma a poco a poco quel mondo viene sostituito da personaggi che sembrano gli alieni di L’invasione degli ultracorpi, rotelle dell’ingranaggio più o meno consapevoli. Un ingranaggio che stritola gli indifesi – i pensionati, i giovani, le donne – lasciando “viaggiare” solo i pochi potenti.
Albanese come sempre è magistrale nell’incarnare l’uomo comune, quello che ci rimette perché è in buona fede, che mostra empatia e attenzione (spesso non reciprocata) verso gli altri. Nella prima parte i dialoghi sono eccezionalmente precisi e credibili, mentre diventano più forzati nella seconda parte, forse perché lì Albanese deve raccontare persone molto lontane da lui, e moralmente incomprensibili. Ma i suoi incontri con la madre, interpretata da una monumentale Giulia Lazzarini, sono pieni di verità e infine di strazio.
Ed è straziante l’intera parabola di Antonio, prevedibile per tanti ma non per lui, che non reagisce con la dovuta tempestività semplicemente perché non può credere a quel sistema di (dis)valori così diverso dal proprio sentire, da ciò su cui ha basato la sua intera esistenza. E poi si ritrova a fare i conti con il senso di colpa e la vergogna per essere stato così ingenuo, così sprovveduto. Per non avere mai letto le clausole in piccolo, fidandosi delle strette di mano e di chi lo chiamava per nome.
Dal punto di vista della regia Cento domeniche (quelle in cui Antonio ha lavorato per tutta la vita) è convenzionale, quasi scolastico nelle transizioni fra un scena e l’altra, ma ha anche intuizioni bellissime e in qualche modo visionarie: la silhouette della madre di Antonio dietro la porta a vetri, la bambina che gioca a nascondino e gli fa segno di tacere. Al prossimo film speriamo che dia più ascolto a quelle intuizioni e si preoccupi di meno che tutto torni, soprattutto nel raccontare una storia in cui, per il protagonista, non torna proprio niente.

Commento tratto da www.mymovies.it - Scheda pubblicata il 11 dicembre 2023 .