Nessuna programmazione
Vedete, sono uno di voi
regia
Ermanno Olmi
cast
durata
76
nazione
Italia
uscita
16 marzo 2017
distribuzione
Cinecittà Luce
genere
Documentario
Film d'essai:
Si
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Carlo Maria Martini, il ragazzo che ben presto asseconda la propria vocazione di dedicarsi al sacerdozio, e arriva ad essere pastore della Chiesa di Milano, visto dall’infanzia in Piemonte al lungo periodo milanese, dal 1907 al 2012. In mezzo, oltre mezzo secolo di storia italiana, la prime e la seconda guerra mondiale, fascismo e postfascismo, la Repubblica, il boom economico, il terrorismo, la scelta di ritirarsi in Terra Santa…

Chi era Carlo Maria Martini, e perché ha significato tanto per i milanesi e in generale i cattolici? Si pongono questa domanda Ermanno Olmi e Marco Garonzio, giornalista del Corriere della Sera che per decenni ha seguito l’uomo destinato (a sua insaputa) a diventare arcivescovo di Milano, e insieme ne ripercorrono la vicenda umana e spirituale parlando in prima persona, come se fosse lo stesso Carlo Maria Martini a raccontarsi. La voce fuori campo e la regia sono dello stesso Olmi che firma anche la sceneggiatura con Garonzio, la fotografia è del figlio Fabio, il montaggio (fondamentale in questa storia che si muove avanti e indietro come i flussi delle maree) è di Paolo Cottignola, le ricerche d’archivio (quello dell’Istituto Luce, anche produttore con Rai Cinema e distributore, come di molte altre collezioni di memoria) sono di Nathalie Giacobino: nomi da citare per descrivere uno sforzo collettivo ed ecumenico nel rendere giustizia ad una figura che ha attraversato la storia d’Italia e ha rappresentato un punto di riferimento spirituale anche per molti non credenti. E le musiche, dal requiem di Verdi fino alle composizioni di Fabio Vacchi e Paolo Fresu, più che un accompagnamento sono un sostegno retorico (nel senso più nobile del termine) e un potente volano emozionale. È proprio nel suo valore di catalizzatore della Storia che vedete sono uno di voi (scritto tutto minuscolo, come il precedente torneranno i prati, perché a Olmi “i maiuscoli danno fastidio”) trova il suo senso più profondo e la maggiore utilità divulgativa. Martini ha attraversato alcune delle pagine più buie del passato recente (la parola oscurità è quella più spesso ripetuta) facendosi portatore di luce: a volte un faro, a volte una fiammella, quasi sempre consegnata a mano, in prima persona, e accompagnata da quello sguardo terso e azzurro che chi gli ha voluto bene non dimentica. Olmi e Garonzio partono dall’infanzia privilegiata ma sobria di Carlo Maria, identificando nelle sue radici altoborghesi mai troppo lontane dalla terra la formazione al rispetto della dignità umana (e alla libertà di pensiero e di azione) e la capacità di interloquire in egual misura con i potenti e con gli umili, in quella “sfida di essere onesti” che caratterizzerà tutta la sua attività pastorale, rendendolo talvolta scomodo per i suoi interlocutori. Martini ha attraversato alcune delle pagine più buie del passato recente (la parola oscurità è quella più spesso ripetuta) facendosi portatore di luce: a volte un faro, a volte una fiammella, quasi sempre consegnata a mano, in prima persona, e accompagnata da quello sguardo terso e azzurro che chi gli ha voluto bene non dimentica. Olmi e Garonzio partono dall’infanzia privilegiata ma sobria di Carlo Maria, identificando nelle sue radici altoborghesi mai troppo lontane dalla terra la formazione al rispetto della dignità umana (e alla libertà di pensiero e di azione) e la capacità di interloquire in egual misura con i potenti e con gli umili, in quella “sfida di essere onesti” che caratterizzerà tutta la sua attività pastorale, rendendolo talvolta scomodo per i suoi interlocutori. Alle immagini dell’infanzia, accompagnate dalle riprese di una casa di campagna che è stata un microcosmo e un bacino di coltura, si alternano quelle della camera da letto in cui Martini è spirato, ancora “arredate” da medicinali e asta porta flebo, per ricordare quello “spavento” che coglie tutti in imminenza della morte. Come accenna il titolo del documentario, Martini era “uno di noi”, in primis nella capacità di ammettere la propria paura. E Olmi e Garonzio permettono che l’arcivescovo, studioso e scienziato di alta levatura, si es prima sempre con parole semplici, quelle che useremmo noi, e che usa oggi Papa Francesco (di formazione gesuitica come Martini) per rendersi accessibile alla gente. Dal conflitto mondiale alla ricostruzione, dalla guerra fredda alla contestazione giovanile, dagli anni di piombo a Tangentopoli, Olmi mostra come Martini sia stato uomo “di preghiera sincera e non bigotto”, come più che alla teologia politica fosse interessato al “perché e il percome” delle azioni degli uomini e al dialogo come risanatore di contrapposizioni ottuse e ostili: “via le pomposità e gli orpelli”, largo al desiderio di maggiore autenticità. La cultura umanistica del regista affratella i pensieri del prelato alla prosa di Gogol, trova echi e rimandi (quell’essenza poetica di cui Olmi è maestro), evoca la responsabilità politica attraverso una lettura di Piero Calamandrei che, nel suo spiccato accento fiorentino, ricorda come la nostra Costituzione contenga il portato etico e politico di Mazzini, Cavour e Beccaria.Come sempre, il cinema di Olmi è fatto di strati sovrapposti, di doppifondi segreti, di profonda consapevolezza della memoria individuale e collettiva. Come semp re la sua costruzione narrativa di immagini e suoni prima ancora che di parole sposta qualcosa dentro, mette in moto un flusso di coscienza, porta in superficie la commozione e l’empatia. Con vedete sono uno di voi Olmi e Garonzio raccontano un “compagno di cammino” che entrava ovunque a piedi, con il Vangelo in mano, contraddicendo il proprio aspetto ascetico e aristocratico con l’umiltà accogliente della sua postura, sempre leggermente sbilanciata verso l’altro. In mezzo alla frenesia della contemporaneità Martini ha invocato la necessità di fermarsi, in mezzo al chiasso ha chiesto il silenzio, in difesa dalla prepotenza retorica ha invitato all’ascolto. Ma ha anche parlato chiaro contro la corruzione, contro quella Milano diventata “capitale del capitale”, contro lo sviluppo economico che non abbatte (anzi, esacerba) le diseguaglianze sociali, l'”Europa dei mercanti”, gli errori della Chiesa. Olmi e Garonzio ricordano un portavoce della “cultura del seme gettato, del lievito, del granello di senape”. E ci mettono davanti alla domanda più scomoda di tutte: come contribuisco io all’umiliazione degli altri, in che misura ne sono anch’io responsabile?

Commento tratto da www.mymovies.it - Scheda pubblicata il 27 agosto 2017 .